Taranto Mi Ricorda Istintivamente Istanbul
72 foto in bianco e nero: visioni di una Taranto piuttosto orientale e di un gemellaggio con un non-luogo
Un libro fotografico realizzato da
Gianna TARANTINO
Testo in Italiano ed in Francese
Pagine 88 - Illustrazioni 72 su carta patinata opaca
Formato Album 24 x 17 cm (edizione con risvolti interni)
Prezzo Euro 10,00
“ Taranto: la mia città, la sua malinconia, la sua bellezza, le sue ferite.
Istanbul: non ci sono mai stata, eppure so arrivarci dal Bosforo al tramonto. “
“Le fotografie di Gianna Tarantino sono un viaggio all’interno di noi stessi, ma anche forse una ricerca dell’altro io che si nasconde sotto la quotidianità. Vedere Taranto attraverso un presente spesso degradato, umiliato, ferito, dove splende tuttavia, in un piccolo angolo, uno squarcio di bellezza, un raggio di luce. Bisogna guardare attentamente queste foto per cogliere il piccolo dettaglio insignificante che ci parla di un passato ricco, splendente, di una città tuttora bellissima nei suoi contrasti. Una città fragile, che vive di mille contraddizioni, dove passato e presente si intrecciano in modo così violento.” (Hélène Francès)
“Settantadue foto digitali su Taranto. Settantadue: lo stesso numero di battiti cardiaci che la fisiologia indica come frequenza media normale. Le foto che Gianna Tarantino dedica alla sua città sono evidentemente scattate col cuore.
Una sensibilità archetipica non priva di malinconia. Non solo quando vengono fotografate le vestigia della Magna Graecia; ma anche nell’elevare a modelli ideali i palmizi presenti nella città, nella rappresentazione-ricordo delle icone che testimoniano di una radice bizantina, nei tanti scatti dedicati al mare, nella rappresentazione del ponte girevole che collega le due città (nota storica) ma è anche segno di tutti i ponti che dobbiamo costruire per integrare le nostre molteplicità (nota archetipica). “ (Luigi Turinese)
Note sull’autrice: Gianna Tarantino, nata a Taranto nel 1957, ama definirsi "una massaia illuminata". Non si sa se dalla luce al neon della cucina dove spesso impasta orecchiette o dal flash della sua macchinetta fotografica, che manipola con la stessa cura che riserva al frullatore. Rivendica con forza la democratizzazione della fotografia dovuta all'avvento del digitale.